Una settimana da single – Seconda parte
Ti sono bastate poche ore e qualche telefonata per capire che un po’ di ruggine ha colpito la vita sociale di diversi tuoi amici. In meno di un anno sono cambiate parecchie cose e non necessariamente perché sono arrivati dei figli. A volte basta una fidanzata un po’ troppo gelosa, o una carriera fulminante al lavoro, con conseguente carico di responsabilità e di stanchezza, per allontare le persone e spingerle a indossare le pantofole oltre la soglia di sicurezza.
Anche tu sei stato fuori dal giro per troppo tempo, i locali di quella che consideri la tua ‘ormai tramontata’ giovinezza o sono chiusi, in genere sfrattati da supermecati e discount, o hanno cambiato completamente genere (magari diventando uno streap club). Quelli ancora ‘aperti’ sono generalmente frequentati da ragazzetti di 20 anni che prima ti danno del lei per chiederti se possono prendere una sedia dal tuo tavolo e poi ti guardano storto e sulla loro testa compare immateriale la nuvoletta maligna che senza parole esprime il concetto “Ah nonno, ma che ci fai fuori a quest’ora?”. Va bene, lo ammetti anche a te stesso, non sei più il giaguaro di una volta. Dopo molte insistenze sei riuscito a trascinare un paio di amici in un discopub, quattro chiacchiere (interpretate dal labiale visto che la musica è troppo alta), un paio di birre, occhi stanchi e l’orglioso tentativo di tirare almeno fino all’una, giusto per non andare via proprio quando i giovani arrivano. Poi il rito della pizzetta al solito forno e l’umiliazione di sentirsi dire che è ancora troppo presto. “Ripassate fra due ore, se ce la fate”, esclama beffardo il fornaio mettendo solo la testa fuori dalla porticina del retrobottega.
Il tuo biortimo è completamente cambiato. Se un tempo potevi fare le sei del mattino e poi tornare a casa, farti una doccia e prepararti per andare a lavorare, oggi gli sbadigli arrivano ben prima di mezzanotte e il giorno dopo l’abbiocco postprandiale è assicurato.
Un altro sfizio che vuoi assolutamente toglierti prima che ritorni a casa la famiglia è quello di andare al cinema. E’ un po’ che non metti piede in sala e diciamoci la verità è tutta un’altra cosa. Per quanto possa essere grande il tuo televisore lcd, condividere le emozioni di un film con tanta gente ha sempre avuto su di te un effetto particolare. Sei seduto in poltrona, hai voluto esagerare e per l’occasione ne hai presa una deluxe, bibitone ghiacciato da un lato, secchiello di popcorn maxi dall’altro, alla faccia della dieta. E’ una giornata da festeggiare: è così tanto tempo che non entri in un cinema che hai la sensazione che l’ultima proiezione a cui hai assistito sia stata quella di Sciuscià. Colore, 3D, ti sembrano tutte cose nuove. Esci fuori talmente esaltato che il giorno dopo racconti a tutti, con un entusiasmo da invasato (che nemmeno il primo pubblico dei fratelli Lumière), il film che hai visto.
Poi arriva la telefonata della tua dolce metà che ti ricorda che domani è di nuovo sabato. E’ già passata una settimana. Torni a casa dal lavoro e ti accorgi del disastro. La tua unica vera trasgressione in quei sette giorni da single è stata quella di non fare nessun tipo di attività domestica. L’aspirapolvere ha scioperato per una settimana, la prima nella sua vita. Pavimenti da ufficio di igiene, portabiancheria come vulcani in eruzione, piatti incrostati nel lavandino, patatine incastrate fra i cuscini del divano: questo il quadro generale della mia abitazione. Corro a prendere i guanti, il detersivo e do sfogo alle ultime energie rimaste. Qui c’è da rivoltare una casa. In poche ore deve tornare perfetta e profumata, a prova di luminol: tornare e trovare tutto in disordine per una donna ‘mamma’, è quasi peggio di trovare una donna nuda dentro al letto.