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Le esperienze di un 'praticante' papà

Bentornato papà (ovvero non potresti mettere la maglietta girocollo al posto della camicia)

Dura la vita della mamma che allatta. Soprattutto di notte. Stiamo parlando di un prezioso momento di intimità che si crea fra madre e figlio, ma che in effetti è difficile da apprezzare alle 4 del mattino. A infierire poi ci pensano le amiche che hanno inziato a usare da subito (per scelta, o per necessità) il latte artificiale. Ci sono le mamme che somministrano al pupo ‘la bomba’ prima di andare a letto e secondo alcune leggende metropolitane dopo questa mossa il piccolo sarebbe in grado di ‘tirare’ 12 ore consecutive. Poi ci sono le mamme ‘ideologizzare e barricadere’ che sostengono che la battaglia per la parità dei sessi si vince anche così. Il grido di battaglia di questo gruppo agguerritissimo è “Abbasso la tetta, viva il biberon”.  Sì, perché grazie a quella polverina magica diventa del tutto ininfluente il sesso di chi si sveglia per dare il latte al pupo. “Mio marito – dice  una delle massime promotrici del latte artificiale con uno sguardo diabolico – si alza tutte le mattine alle tre e mezza del mattino per la poppata. Che ci vuole, prende il suo bel biberon con l’acqua, aggiunge il latte in polvere, scalda e il gioco è fatto. Io così dormo tutta la notte. Poi tanto tocca a me spupazzarmelo tutto il giorno quando lui è a lavorare”.
Sopra la testa della mia dolce metà, intanto, vedo comparire la nuvola nera dei cattiivi pensieri con su scritto “No, il mio compagno è un maschilista di prima categoria. Io allatto al seno e lui 3 volte su 4 nemmeno se ne accorge del nostro piccolo che piange”. Non lo dice apertamente, ma lo pensa. Perché diciamoci la verità il paradisiaco mondo dell’allattamento artificiale, quello che muove molti milioni di euro ogni anno, le fa intravedere un’altra vita possibile. Questo la turba, le amiche lo capiscono e con lo sguardo prima mi condannano al massimo della pena prevista e poi mi fulminano.  Ed è inutile tentare di difendersi di fronte alla giuria, sottolineando che tu sei più utile in altro modo e che comunque di notte a cambiare pannolini ti alzi anche tu. Nemmeno Perry Mason potrebbe tirarti fuori da quella brutta situazione. Così scattano i sensi di colpa, perché a un certo punto ti sembra che tutti gli altri padri siano più ‘professionali’ di te. Sempre attenti e sempre pronti, mentre tu…
Eppure in privato, lontano dai microfoni, anche questi padri perfettini ti confessano le loro inquietudini e viene fuori che non è proprio come la raccontano le loro mogli. Ci vuole un po’ di tempo, ma prima o poi anche i falsi miti sono destinati a cadere. Ma prima che questo accada la propaganda femminista, sostenuta dal reparto speciale dei padri collaborazionisti, avrà tutto il tempo di soffiare sul fuoco della stanchezza della vostra dolce metà. Attenzione, perché in poco tempo potreste ritrovarvi a gestire situazioni scottanti. I racconti delle amiche, infatti, non faranno che esacerbare il suo senso di solitudine. Così può capitare che la sera, al ritorno da una devastante giornata di lavoro, di trovare lei sulla porta ad attendervi,  pronta a mettervi in braccio il pupo in preda alle coliche: “Finalmente sei arrivato, ci sono un po’ di cose da fare”. Che accoglienza! Sembra che siate rientrati da una giornata passata al bar a giocare a briscola con gli amici, o magari al videopoker (ma senza aver vinto nulla). Il messaggio è chiaro: anche voi dovete fare la vostra parte, perché lei è stanca. E se osate dire: ma non potevi dormire di giorno? La risposta è fulminante: “Ma come, con tutto quello che c’è da fare in casa…ma hai idea? Non so se lo sai ma le cose che trovi nel cassetto non si stirano da sole. E poi (la vera ragione) è passata mia mamma, poi mi stavo addormentando e hanno chiamato i tuoi…”.Insomma in poche parole quando il bimbo dormiva è arrivata mia suocera, quindi niente riposino…, poi sul più bello hanno chiamato i miei…e va bene, ma devo essere io a pagare per tutto questo? Devo portare un giustificativo del mio datore di lavoro per dimostrarti che non ho passato la giornata a guardare le ballerine di can can, ma qualcosina ho fatto anche io? In quell’istante, e un po’ te ne vergogni, invidi i padri dell’Italia che fu (e che per la verità un po’ ancora è), quelli che avrebbero trovato disonorevole solo l’idea di cambiare un pannolino perché roba da femmine. Mentre tenti di reprimere quel po’ di maschilismo ancestrale rimasto ancorato ai tuoi mitocondri, squilla il telefono e  rispondi tu. E’ tua suocera che a distanza interviene a gamba tesa : “Ciao! Ma senti non farla stancare troppo mia figlia”. “Ma veramente non sono io quello che ciuccia il latte ogni tre ore, se vuoi ti passo il responsabile”, le rispondo cercando di sdrammatizzare. “Dai non scherzare! Ho guardato nel vostro portabiancheria! Ho trovato solo cose tue. Ma possibile? Non è che potresti andare a lavorare in maglietta girocollo invece di mettere la camicia?”. Cade la linea. Giuro non sono stato io, sarà stato un rigurgito maschilista di antonio Meucci dall’aldilà.

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One thought on “Bentornato papà (ovvero non potresti mettere la maglietta girocollo al posto della camicia)

  1. all’inizio del post volevo soltanto scriverti che esistono i tiralatte, che servono proprio per non fare alzare sempre la mamma di notte e dare comunque al bambino il latte materno.

    alla fine del post invece mi sono terrorizzata e non voglio più un figlio.

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